Tamara de Lempicka

 
  
Si è conclusa domenica 31 gennaio a Palazzo Forti di Verona la mostra dedicata a Tamara De Lempicka curata da Gioia Mori.
Tamara Gorska (nome da nubile), nata nel 1898 di origine polacca o forse russa, ha ereditato dalla famiglia il culto per la nobiltà. è da subito chiaro: la nonna che l’ha educata è riuscita nell’intento di convincerla di essere una ragazza originale. Tamara non delude le aspettative della nonna perché la sua vita prosegue in modo audace. Diventa una donna eccentrica, trasgressiva, di grande libertà intellettuale. Non bellissima, ma che incantava con la sua eleganza passando non di certo inosservata.
Viaggia per mezza Europa per poi approdare in America. Amante delle “belle cose”, delle feste e della vita mondana. Una donna determinata e capace di spaziare da un campo artistico all’altro con grande padronanza.
Vivendo a cavallo tra le due guerre mondiali fu influenzata da un’arte che viveva un periodo di grande vivacità. Le sue opere riassumono contemporaneamente due tendenze contrapposte. Una, verso il ritorno all’equilibrio e all’armonia classica, con corpi come statue immobili che impongono il loro ruolo. L’altra influenzata dalla fotografia, con le luci e le pose usate in quel periodo e la grafica cartellonistica a cui lei stessa dette un importante contributo.
Le sue sono figure che coinvolgono lo spettatore con la loro gestualità, incantano con la loro forza soprattutto nei colori. Possiedono forte sensualità, senza renderle mai volgari. 
E sono proprio i sentimenti che Tamara provava per alcune persone a portarla a dipingere corpi e oggetti deformati, quasi “esplosivi”, piegati all’esigenza del suo stile.

Queste sono due le opere che ho scelto per rappresentarla in questo post dedicato a lei.
Natura morta con mandarini e natura morta con cavolfiore.
Opere esposte nella mostra di Verona collocate fra quelle di gioventù, insieme ad altre nature morte e fiori.  
Opere che narrano una realtà domestica inaspettata, semplice e senza orpelli. L’altra vita di una donna che si è impegnata a conquistare un ruolo nella società del tempo, che ha lavorato instancabilmente ricercando una propria forma espressiva.
In queste opere come con la figura umana ha saputo dare carattere e compattezza alla struttura, alla forma e alla plasticità dei vegetali.
Maestria, ma anche amore per le cose che esistono!

3 comments

  1. Susy Bello ha detto:

    Una donna capace di distinguersi, nonostante il periodo in cui sia vissuta.Sicuramente una mostra da vedere,peccato sia terminata! Un salutone Susy

  2. Anonimo ha detto:

    È stata proprio una bella giornata!
    Prossima metà: Venezia con l'isola degli Armeni

    Stefania

  3. AnnaBello ha detto:

    Grazie Stefania
    Una meta sicuramente altrettanto interessante!

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Benvenuti! Mi chiamo Anna Bello e amo definirmi un artigiano contemporaneo e vado sempre alla ricerca di tecniche artistiche che rendendo uniche le mie creazioni...- Continua -



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