Un uomo di caratttere

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Oggi, vi voglio portare in viaggio indietro nel tempo per raccontarvi qualcosa di un uomo che non tutti conoscono, Aldo Manuzio.
Conosciamo forse di più per la sua fama Johannes Gutenberg che intorno al 1450 in Germania, stampò la Bibbia in 180 copie con i nuovi caratteri mobili. Questa fu la sua prima opera.
Manuzio, che a quel tempo era appena nato e solo cinquant’anni dopo, primo in Italia, scelse invece di pubblicare Virgilio, testi latini, greci e italiani con il più moderno carattere corsivo. In Italia mise in piedi un’attività così tanto importante da guadagnarsi la carica di stampatore ufficiale della Repubblica di Venezia. Egli non si limitò solo a stampare, ma portò importanti innovazioni in campo tipografico sulle quali si basa l’editoria moderna e lo capirete solo dopo aver conosciuto l’entità della sua impresa!
Pensate che ancor oggi, dopo 500 anni (leggi articolo Aldomanuzioanniversary) , i tipografi si avvalgono delle invenzioni di Aldo Manuzio.
quest’uomo dopo aver pubblicato circa 130 edizioni in venti anni di attività, ha lasciato una notevole eredità culturale, divulgando i maggiori autori di lingua italiana di quel tempo.
La sua organizzata tipografia possedeva, si presume, visto che riusciva a sfornare un libro al mese, 4 torchi in funzione con 4 uomini per ognuno a farli funzionare; si deve dare sicuramente onore a quei lavoratori, considerando che a quel tempo la sola luce era quella delle candele e la sola forza era quella delle loro braccia!
Manuzio, nato tra il 1449 e il 1450 a Bassiano nel Lazio, dopo gli studi passò molti anni della sua vita alla corte di Carpi. E’ forse dal suo incarico di precettore e dalla sua passione per l’insegnamento che maturò l’esigenza di avere testi adatti all’esercizio per gli allievi. Lasciato il suo lavoro di riconosciuto maestro, a circa 45 anni, si imbatté in un’attività rischiosa: quella dell’editoria.
Quest’uomo si sentiva investito del compito di divulgare tutti quei libri e insieme i saperi che alcuni tenevano nascosti. Sognava una cultura che unisse tutti gli uomini, al di là dei litigi tra nazioni, che condividevano l’amore per le lettere classiche e per le lingue, il latino e il greco senza però trascurare le novità provenienti dagli ambienti intellettuali di corti signorili italiane.
Il suo, era un vero e proprio metodo didattico con lo scopo di trasmettere le conoscenze ai giovani rendendo loro lo studio meno faticoso affinché amassero il sapere.
Insegnava non ad imparare a memoria ma ad amare e a capire quello che si studiava e  voleva creare un legame tra passato e futuro.
Manuzio visse a lungo a Venezia. Era lì che andavano gli studiosi provenienti da molte parti d’Italia e d’Europa per accedere ai molti preziosi volumi delle varie biblioteche, ed era a Venezia che sbarcavano gli studiosi greci che fuggivano dalla loro patria. Si avvalse dell’aiuto di consiglieri che lo aiutavano nella correzione delle bozze, di tecnici e disegnatori, incisori, scienziati e studiosi.
All’interno della città sorse a quel tempo un vero e proprio quartiere di stampatori. Molte tipografie aprivano e chiudevano con la stessa facilità.
La casa editrice di Manuzio si rivelò invece solida e lo dimostrano tanti anni di attività nonostante le guerre e la peste. Vedeva lontano, quest’uomo! Per mantenere in piedi tale impresa e per vendere anche all’estero allacciò rapporti di amicizia con letterati e scienziati di ogni nazione, ma anche con gli italiani.
Non si sa con quali fondi finanziò la sua attività e nemmeno come apprese l’arte della stampa.
Sembra però che intorno al 1490 fondò una società con Andrea Torresani (tipografo) che poi diventò suo suocero e con Marco Barbarigo ricco veneziano figlio del Doge.
Manuzio dimostrò da subito, che il suo progetto, era ben più elevato di quello dei suoi colleghi stampatori di quel tempo, poiché non fu solo un tipografo artigiano, ma un vero e proprio editore moderno.
Un genio della stampa e dell’editoria che fece diventare il libro non più solo un lusso, ma un oggetto più maneggevole e trasportabile da tenere in mano ed essere letto senza leggio come invece lo erano la maggior parte dei pesanti libri del tempo; un po’ come le nostre attuali edizioni tascabili.
I testi stampati da Manuzio erano chiamati Aldine e avevano caratteristiche particolari. Tutte riportavano il tipico marchio tratto da una antica moneta romana che rappresentava un’ancora con un delfino, simboli di solidità e contemporaneamente velocità.
Motto di Aldo era festina lente che significa affrettati con calma o meglio pensa bene e poi agisci; un motto che sicuramente si addiceva ad un uomo un po’ schivo e molto impegnato nel suo lavoro, descritto da qualcuno addirittura sbrigativo!
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 Se il fine di Aldo Manuzio era di dare al lettore opere in lingua originale, importante erano per lui la scrupolosa rilettura e l’attenzione negli errori di stampa. Per questo si avvaleva della consulenza di fondamentali ed esperti correttori.
Aldo curava personalmente sotto forma di lettera, lintroduzione all’opera, a volte dedicandola a un personaggio famoso da cui sicuramente avrà avuto appoggio finanziario, a volte invece rivolgendosi allo stesso lettore facendolo sentire importante.
Sceglieva di mettere a fianco a ogni pagina in greco la stessa tradotta in latino, poiché non amava l’interpretazione del testo e spesso pubblicava senza commento ma dava molta importanza a quella che noi oggi chiamiamo prefazione.
Aldo spiegava ai suoi lettori come consultare questi libri confrontando pagina per pagina e riga con riga, utile per chi avesse bisogno di aiuto altrimenti scoraggiato a leggere tali libri e lasciando contemporaneamente la libertà di interpretazione ai più eruditi.
Nei suoi scritti spesso si soffermava a spiegare che per la conoscenza delle nuove generazioni sono importanti le opere originali dei grandi maestri. Spiegava che tali opere avrebbero aiutato i giovani a crescere, ad essere eruditi e virtuosi e agli educatori ricordava che loro non erano solo guide o maestri ma che dovevano comportarsi correttamente come dei genitori.
Ma torniamo alle “Aldine” quello che in fondo resta a noi di Aldo Manuzio!
Le legature di gran qualità, le copertine curate con iniziali in oro erano anche questi particolari che distinguevano le opere artigianali da quelle di questo raffinato editore.
Cartine geografiche colorate accompagnavano gli scritti e agevolavano i lettori meno esperti. Fu introdotta la numerazione continua delle pagine su entrambi i lati, anche questa una vera innovazione per gli editori di quel tempo.
Le Aldine uscivano con una sequenza che le rendeva ognuna parte di una collana di volumi; avevano i risvolti di copertina che riportavano la presentazione ai librai e perfino la pubblicità con cui proporre il libro durante la vendita ed erano elencate in un catalogo, una vera e propria novità per quell’epoca.
Manuzio studiò inoltre per anni la punteggiatura, quella che ancor oggi usiamo, e la regolamentò. Fu introdotta la spaziatura dopo il punto, furono introdotti punto e virgola e l’apostrofo inventati da Pietro Bembo suo fidato collaboratore curatore delle opere di Dante e Petrarca.
Con il tempo puntò la sua attenzione al formato e al carattere decidendo di pubblicare in corsivo. In realtà il corsivo permetteva di risparmiare spazio rispetto al gotico di origine tedesca tipicamente spigoloso e di difficile lettura.
Si affidò allora ad esperti incisori per la realizzazione dell’italico, chiamato anche corsivo leggero, che essendo più allungato nell’altezza permetteva di scrivere in una riga molte più parole e con migliore leggibilità.
Aldo Manuzio per questa novità otterrà una sorta di brevetto dal Doge ma questo non lo preservò purtroppo dalle imitazioni.
Furono copiati i suoi libri, perfino contraffatti, ma si notavano sicuramente le differenze con quei libri ordinari in cui numerosi erano gli errori e anche la qualità della carta era sicuramente inferiore.
Si diceva, a quel tempo, che i libri copiati dalle edizioni di Manuzio fossero redatti con una pessima carta, e che alcuni avevano addirittura un cattivo odore, come ad esempio quelli francesi (Parigi era in materia importante avversaria di Venezia) e si consigliava di annusare il libro per capire se era stampato su raffinata e bianca carta di Fabriano.
Manuzio non smise mai nella sua vita di inseguire la perfezione; curata era la qualità della carta, come quella dell’inchiostro da stampa che conserva nelle opere delle edizioni Aldine ancora oggi l’originale brillantezza segno della lungimiranza di quest’uomo tranquillo ma risoluto!
Mori nel 1515 a circa 65 anni.
Quest’anno esattamente il 6 febbraio 2015 è ricorso il 5°centenario della sua morte. Tante sono le iniziative messe in cantiere in Italia e all’estero per l’occasione.
Sto pensando di creare qualcosa che ricordi quest’uomo, i suoi libri e la sua tenacia di personaggio rinascimentale, uomo di cultura ma pratico nel lavoro, a caccia di novità, attento alla contabilità che portò innovazioni nel campo dell’editoria…qualcosa per dire grazie Aldo per l’eredità che ci hai lasciato!!!

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Benvenuti! Mi chiamo Anna Bello e amo definirmi un artigiano contemporaneo e vado sempre alla ricerca di tecniche artistiche che rendendo uniche le mie creazioni...- Continua -



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