“Fuori Biennale” passeggiando per le calli di Venezia

È arrivato l’autunno ed è il momento giusto per visitare prima che arrivino il freddo e la nebbia Venezia e la Biennale Arte, edizione intitolata “Viva Arte Viva”, che durerà fino al 26 novembre 2017.
Aprono le loro porte, oltre alle storiche sedi dei Giardini e dell’Arsenale, molti altri luoghi espositivi per accogliere mostre ed eventi collaterali; sono isole, musei, sedi espositive e chiese.
Cercandoli come una caccia al tesoro, lontano dalla calca dei turisti che affollano le calli lungo il Canal Grande, si possono scoprire posti della città mai visitati prima, quasi silenziosi, oasi di inaspettata bellezza.
Si può perdersi fra le calli cercando qua e là le mostre oppure affidarsi alla guida della Biennale facendosi però un percorso ben studiato…ci sarà l’imbarazzo della scelta per quale mostra visitare e magari anche da perdersi. I punti che ho segnato nella cartina sono le mostre che vi consiglio di cui pubblico alcune foto con una breve descrizione.
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Prendendo il vaporetto in direzione Palazzo Grassi, lungo il Canal Grande, potrete godervi le monumentali mani bianche, istallazione dal titolo Support di Lorenzo Quinn. Emergono dall’acqua per sostenere Ca’ Sagredo presa a simbolo di Venezia, città che ha un estremo bisogno dell’impegno dell’uomo per sopravvivere ed essere consegnata alle generazioni future.
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Lungo Canal Grande un enorme scultura in bronzo di Damien Hirst  rappresenta un giovane a cavallo stretto dalla morsa di un drago e  anticipa la mostra che c’è all’interno di Palazzo Prassi.
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Una esposizione dedicata a questo importante artista inglese, con enormi sculture e video con sede anche a Punta della Dogana.  Anni di preparazione e molto denaro per una messa in scena che, attraverso Il prezioso carico riprodotto, racconta fra realtà e finzione la storia del naufragio di una grande nave. Una narrazione che ci parla così di archeologia e recupero di bottini che spesso fanno gola agli estimatori. Hirst gioca con l’arte e la critica contemporaneamente, con i sui ritrovamenti e i restauri. Mescola materiali antichi a oggetti contemporanei che hanno poco a che fare con i veri tesori di archeologia se non che per le incrostazioni e i segni che il mare e il tempo hanno lasciato su di loro. Gioca con una leggenda e un po’ ne approfitta poiché, si dice, che le sue opere vengano acquistate per enormi cifre.
Damien-Hirst-biennalearte-2017
Di fronte all’entrata di Palazzo Grassi c’è la suggestiva location di Ask your body. Nella Chiesa di San Samuele, Evan Perry artista iperrealista espone i suoi lavori lasciando a bocca aperta gli spettatori per gli impressionanti particolari dei soggetti rappresentati; toraci, mezzo busti e pezzi di corpi in silicone, che, se non fosse per le loro esagerate dimensioni sembrerebbero veri!
Hanno peli piccolissimi e un incarnato incredibilmente simile alla realtà.
I due mezzo busti, di un uomo e di una donna, hanno le ciglia che sembrano vere e una lucentezza negli occhi che sembra contengano le lacrime. Sconcertante!!!
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Procedendo a piedi verso il grande Campo Santo Stefano in un bel palazzo storico troverete il Padiglione dell’ Azerbaigian.
In una ampia sala 44 Saz, che sono strumenti a corda orientali usati da “menestrelli”, sono disposti ad arco creando una installazione intitolata Under one sun, ossia  Sotto un unico sole.
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E’ di Elvin Nabizade questa grande opera come anche la grande sfera, che sembra un mondo, composta da strumenti musicali appesi con fili trasparenti. I suoni degli strumenti si armonizzano a queste opere di estrema bellezza.
La musica tocca gli animi, la musica accompagna, la musica unisce i popoli appunto sotto lo stesso sole.
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In un’altra sala, Profile, è una grande impronta digitale frutto del lavoro di Hypnotica Visual Performance Group, proiettata su uno schermo ci fa riflettere sul fatto che tutti abbiamo questo unico e irripetibile codice esclusivo; a volte però ce lo dimentichiamo che siamo tutti uguali, al di là delle nostre origini e dal colore della nostra pelle!
Lait-motiv e tema di queste tre opere è la convivenza tra i popoli, che forse in alcuni stati ha prodotto buoni risultati mentre in altri c’è ancora molto da fare.
Di buono c’è che l’arte resta sempre comunque la luce che rischiara come una lampadina le nostre menti !!!
Di ridotte dimensioni, a differenza dell’esposizione di Hirst, ma non per questo meno importanti al Pavillon of Umanity sono esposti i lavori di Michal Cole e Ekin Onat, rispettivamente inglese-israeliana la prima e turca la seconda.  Le loro istallazioni esposte nel piccolo appartamento su due piani della Casetta Rosa, vicino al Ponte dell’Accademia (sul lato di San Marco), parlano di libertà di espressione. In un location per noi familiare come una abitazione, dove ci si potrebbe sentire liberi e rilassati, le artiste lanciano segnali forti.
Una tavola apparecchiata di un triste colore nero con mostrine della polizia simbolo della repressione. Le cravatte che rivestono un intera stanza e sono metafora del formalismo e rigore dell’abbigliamento che accompagnano la vita degli uomini in molte occasioni, e segno spesso di potere. In cucina tazze e pentole hanno nel fondo video di volti di donne che urlano come è l’urlo inascoltato di donne che soffrono. Absent Presence è l’installazione della camera in cui due donne sul letto bianco quasi spariscono anch’esse bianche e per il loro atteggiamento che non manifesta espressioni, inermi.
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Queste installazioni hanno lo scopo di far riflettere sull’oppressione delle donne e l’incapacità di alcuni di ascoltarle. L’ultima stanza però, quella del bagno in cui su una parete è proiettato un video è quella dal mio punto di vista più significativa. Quale lavoro più ripetitivo come quello del pulire, che solitamente fa la donna, dimostra la quotidianità silenziosa spesso ritenuta inutile?
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Nel mio percorso si prosegue, ancora a piedi, fino alla sede espositiva di Fondamenta Zattere in Dorsoduro 417. In questa esposizione i lavori di Jason DeCaires Taylor, anche lui inglese, vi lasceranno sbalorditi per la somiglianza con quelli di Hirst. Studiando però la sua carriera artistica si può scoprire che il suo progetto ha un risvolto forse più ecologico e mira a mettere in luce il problema della sparizione dei coralli a causa del riscaldamento del pianeta. Sparse in vari luoghi del mondo, moltissime sue sculture creano un’intesa fra arte e natura. Per vedere alcune sue opere e apprezzarne il progetto scientifico potete immergervi virtualmente nei fondali facendo visita nel suo sito.
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Prendete poi il vaporetto per l’isola di San Giorgio Maggiore e godetevi l’aria fresca.
“Il mio ritratto è il mondo”, cosi ha scritto di se Michelangelo Pistoletto che espone i suoi lavori fatti, molti di giochi di riflessi, e che sono scelti fra i più rappresentativi creati dal 1960 ad oggi.  Nella Basilica di San Giorgio Maggiore una serie di specchi esposti a cerchio “Suspended perimeter- love difference” rappresentano le differenze che trovano coesione nella universalità della arte e dell’amore.
Amare le differenze è la scritta che appare sul retro degli specchi scritta in dodici lingue ed è un invito al rispetto e all’accettazione.
All’interno del cerchio ci si può specchiare da veri narcisi, ma la visione è interrotta, tra uno specchio e l’altro. L’ambiente esterno però, alternato a questo momento narcisistico, ci ricorda che la vita non è fatta di solo “io”!
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Le esposizioni che ho scelto di mostrarvi sono quasi tutte accomunate dal pensiero che l’arte ha un ruolo importante di sostegno per l’umanità. Deve far riflettere sui bisogni di cambiamento che urgono al mondo ed è necessario il superamento dei conflitti religiosi. Il ruolo dell’artista è quello di far superare agli uomini l’individualismo e indifferenza verso i problemi del mondo.  Arduo però è il compito affidatogli!!!
BUON FUORI BIENNALE!!!

 

 

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Ciao sono Anna Bello, amo la creatività e la carta in tutte le sue forme. Mi piace l'arte, il cibo, viaggiare, la fotografia e l'arredamento... - Continua -