io, claude monet

E’ stato un San Valentino un po’ diverso dal solito per me quest’anno perché sono stata al cinema a vedere il film-documentario “Io Claude Monet”.
Questo film è uscito nelle sale in Italia per due soli giorni, il 14 e il 15 febbraio. Essendo stata, poi, alcuni anni fa a nord della Francia e in visita in particolare a Rouen e sulla costa tanto amata da Monet, la visione  del film è stata per me particolarmente appassionante.
Narrato, attraverso la lettura delle lettere di questo longevo artista, indirizzate ad amici cari, nonché colleghi artisti e alla seconda moglie, il film ne sottolinea il carattere agitato talvolta dalla depressione talvolta dall’euforia.
Si percepiscono i suoi pensieri, le vicende e le sofferenze che lo tormentavano, le preoccupazioni economiche e la malattia della moglie.
Monet guardava tutto con occhi avidi di conoscenza, tutto ciò che era nuovo e sconosciuto, sempre alla ricerca della rappresentazione della luce che si diffondeva su ogni cosa. “Cerco di trasmettere quello che provo quando son di fronte alla natura” questo è quello che ribadiva.
Ossessionato dal colore, per lui gioia e tormento, era tenacemente alla ricerca dello scintillio dei riflessi e di quelle tonalità che solo dipingendo en plein air si potevano cogliere; concezione, quella di vivere e dipingere immersi totalmente nella natura, che aveva elaborato e che condivideva con i suoi colleghi impressionisti. Nel contempo tutto questo però gli creava angoscia per non essere sempre apprezzato. Affrontò per questo lunghi periodi in povertà.
Non smise mai di confrontarsi con i suoi amici pittori a cui racconta l’entusiasmo per i luoghi che visita e si colgono fra le sue parole l’amore per la campagna e per le sue luci chiare e limpide. Traspare dalle sue lettere una voglia di solitudine, forse stanco delle discussioni sugli stili artistici fatti ai caffè parigini.
Il tratto dei suoi dipinti, mostrato con gran dettaglio nel film, è talvolta fatto con pennellate immediate, a volte puntinato e a volte con discontinui colpi lunghi. È un tratto che nasce da una continua ricerca del colore, quel colore che spesso uniformava il dipinto in una atmosfera predominante.
Il colore che cercava nei riflessi, per non rappresentare le vedute così come le si potevano ricordare, immobili, ma per percepirne le impressioni che regalavano ai paesaggi elementi astratti, quasi abbaglianti.
Nelle città ma anche in campagna amava la nebbia, che a volte prepotente regnava nei suoi quadri velandoli di una luce soffusa. Fu così anche per il fumo e il vapore nella stazione di St.Lazare che mise in evidenza nella serie dei dipinti a lei rivolti dove creò atmosfere di evanescenza dai toni bluastri.
Sceglieva con accuratezza le viste da dipingere ma le sensazioni che Monet cercava di cogliere duravano poco, a volte minuti. Per questo era entusiasta e a volte in crisi perché il tempo per fermare sulla tela tali atmosfere era troppo poco.
Tornava allora più volte sullo stesso luogo alla ricerca delle stesse impressioni sfinito da lunghe giornate in cui dipingeva dalla mattina alla sera. Cosi fece a Honfleur, a Etretat, ad Argenteuil, a Le Havre, a Londra e sulla Senna dove dipinse velieri su acque rilucenti.
A Rouen andò alla ricerca dei colori e di quelle atmosfere che influenzavano tutta la tela e che non avevano luci e ombre scure ma passaggi di colore che contenevano ogni tonalità e che si diffondevano su tutto.
Dipinse con questo principio la Cattedrale di Notre-Dame (di cui ho parlato anche qui) per una trentina di volte.
Con il passare del tempo la sua pittura, condizionata dallo scenario, era a volte così luccicante da affievolire le figure umane o le case. Diventarono anche loro macchie di colore individuabili nelle loro sembianze a fatica. Dipinse così anche durante il suo soggiorno a Giverny un po’ per la sua maturazione artistica e un po’ per problemi di vista. I giochi di colore dei fiori, dell’acqua e dei cieli e delle piante acquatiche diventarono tema predominante fino a trasformarsi quasi in forme astratte.
Vi morì all’età di 86 anni dopo aver creato intorno a lui un ambiente sereno dove trovare illuminazione senza il bisogno di intraprendere i faticosi viaggi della sua gioventù, però sempre desideroso di ispirazione e di conoscenza.
La calda voce narrante, la musica e i filmati ad alta definizione fanno di questo delicato e intimo film un’occasione per conoscere gli aspetti meno noti della vita di Claude Monet.
Un San Valentino speciale per me…quanto un regalo indimenticabile!

Queste sono due foto che ho scattato in Normandia. Paesaggi che rievocano le atmosfere dei quadri di Monet.

2 comments

  1. susy ha detto:

    Sono stata 90 minuti con gli occhi incollati allo schermo, che meraviglia: quadri, paesaggi e l’interesse di ascoltare , nei particolri, la vita di un artista, sempre molto difficile.
    A presto Susy

    • AnnaBello ha detto:

      Ciao Susy, ti assicuro che la zona di costa, dove c’è Etretat, ti lascia così incantato che fai fatica a ripartire!!! Quando ci sono stata ho veramente capito cosa hanno provato i pittori che la ritraevano. Ho pensato che se avessero avuto macchine fotografiche come quelle della nostra era sarebbero impazziti di gioia. E’ uno di quei posti dove vorrei tornare.
      Il film invece, se hai occasione ti consiglio di vederlo perché è veramente poetico e appassionante!
      grazie per essere passata nel mio nuovo appunti di carta.
      un caro saluto
      Anna

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